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Sindrome del colon irritabile

Sindrome del colon irritabile: cos’è, sintomi e dieta

Stile di vita sano e Nutrizione
Tempo di lettura: 4 minuti
Autore: Isabella Iallonghi
Pubblicato il: 13-12-2023

La sindrome del colon irritabile (IBS) è un disturbo gastrointestinale comune, caratterizzato da sintomi come dolore addominale, gonfiore, e alterazioni del transito intestinale. Questa condizione, spesso sottovalutata, può influire significativamente sulla qualità di vita di chi ne è affetto. In questo articolo, esploreremo in dettaglio la sindrome del colon irritabile, analizzando le sue cause, i sintomi caratteristici e fornendo utili informazioni sulla gestione attraverso una dieta mirata. Comprendere appieno questa patologia è fondamentale per individuare strategie di trattamento personalizzate, migliorando così la salute e il benessere di coloro che ne sono colpiti.

ATTENZIONE: Le informazioni fornite in questo articolo sono puramente informative e non devono sostituire il parere professionale di un medico o di altri operatori sanitari qualificati. Ogni situazione clinica è unica, e le risposte alle condizioni specifiche possono variare. Prima di apportare qualsiasi cambiamento alla propria dieta, stile di vita o iniziare qualsiasi regime di trattamento, è fortemente consigliato consultare un professionista della salute.

Cos’è la sindrome del colon irritabile?

La sindrome del colon irritabile, nota anche come IBS (dall’inglese Irritable Bowel Syndrome) o colite spastica, è un disturbo comune del tratto gastrointestinale che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Questa condizione cronica è caratterizzata da una combinazione di sintomi, tra cui dolore addominale, gonfiore, alterazioni del transito intestinale e sensazione di tensione nell’addome. Ciò che la rende un’entità complessa è la sua natura multifattoriale e la mancanza di un’origine specifica chiara. Diverse teorie hanno cercato di spiegare le cause sottostanti alla sindrome del colon irritabile, ma la sua eziologia rimane in gran parte sconosciuta.

Alcuni studi suggeriscono che alterazioni nella flora batterica dell’ intestino, note come microbiota, possano svolgere un ruolo significativo nello sviluppo della sindrome del colon irritabile. La presenza di batteri intestinali anomali potrebbe influenzare la motilità intestinale e provocare sintomi gastrointestinali. Inoltre, l’infiammazione a basso grado nell’intestino potrebbe contribuire ai sintomi caratteristici della sindrome.

Parallelamente, fattori psicologici come lo stress, l’ansia e la depressione sono stati associati alla sindrome del colon irritabile. Il sistema nervoso intestinale, spesso definito come il nostro “secondo cervello”, è estremamente sensibile alle condizioni emotive. L’eccessiva attivazione del sistema nervoso enterico può causare contrazioni muscolari eccessive nell’intestino, portando a sintomi come crampi e alterazioni del transito intestinale.

Inoltre, alcuni individui possono sviluppare questa condizione a seguito di infezioni intestinali precedenti, un fenomeno noto come sindrome post-infettiva del colon irritabile. L’irritazione intestinale causata da un’infezione può persistere anche dopo la risoluzione dell’infezione stessa, contribuendo alla comparsa dei sintomi tipici della SCI.

I sintomi del colon irritabile

I sintomi della sindrome del colon irritabile (SCI) possono variare ampiamente da persona a persona, e la loro gravità può oscillare nel tempo. Tra i sintomi più comuni rientrano il dolore addominale, spesso alleviato dalla defecazione, e una sensazione di gonfiore. Alterazioni del transito intestinale sono comuni, manifestandosi con episodi di diarrea, costipazione o, in alcuni casi, con una combinazione di entrambi. La presenza di muco nelle feci è un altro possibile segno della sindrome. Gli individui affetti possono sperimentare una sensazione di evacuazione incompleta dopo il movimento intestinale. Inoltre, la sindrome del colon irritabile è spesso accompagnata da sintomi extraintestinali, come affaticamento, disturbi del sonno e alterazioni dell’umore, enfatizzando la complessità di questa condizione e la sua influenza sulla salute generale del paziente.

Altri sintomi possono includere: bruciore retrosternale, nausea, vomito, aumento frequenza ed urgenza della minzione, dispareunia (dolore durante i rapporti) e calo del desiderio sessuale, mal di testa, ansia e depressione.

La variabilità e la natura intermittente dei sintomi di questa condizione rendono cruciale una diagnosi accurata per implementare un trattamento mirato e alleviare il disagio quotidiano che questa patologia può causare.

Alimentazione e colon irritabile

L’importanza dell’alimentazione nel contesto della sindrome del colon irritabile riveste un ruolo cruciale nella gestione dei sintomi e nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Poiché la dieta può influenzare direttamente il funzionamento dell’apparato gastrointestinale, comprenderne l’impatto sulla condizione è fondamentale. Nella maggior parte dei casi potrebbe essere consigliato un cambiamento nello stile di vita, con particolare attenzione alle abitudini alimentari, considerando che molti pazienti segnalano l’aggravarsi dei sintomi dopo i pasti. Mantenere un diario alimentare, annotando gli alimenti ben tollerati e quelli che peggiorano i sintomi, può essere utile per sviluppare, in collaborazione con il medico, un piano dietetico personalizzato per alleviare i disturbi.

Nel seguente paragrafo, esploreremo l’interconnessione tra l’alimentazione e la sindrome del colon irritabile, analizzando come scelte specifiche di cibo e abitudini dietetiche possano contribuire sia al manifestarsi dei sintomi che al loro alleviamento.

Cosa mangiare

I cibi che possono influenzare la sindrome del colon irritabile variano da individuo a individuo, rendendo essenziale un’approfondita valutazione personalizzata sotto la guida del medico. La sensibilità individuale a determinati alimenti gioca un ruolo determinante nella definizione di quali cibi potrebbero essere considerati “a rischio”. Pertanto, è necessario intraprendere un meticoloso processo di esclusione e inclusione alimentare per identificare quelli che possono scatenare reazioni avverse.

In caso di prevalenza di stipsi, l’aumento dell’assunzione di fibre, se carenti, può essere consigliato per migliorare la regolarità intestinale, anche se è importante notare che le fibre potrebbero non essere efficaci contro il dolore e, in alcuni casi, potrebbero addirittura acuirlo. L’idratazione è altrettanto cruciale, con un incremento del consumo di acqua raccomandato.

Alimenti come frutta, verdura, pane e cereali integrali, ricchi di fibre, possono contribuire a mantenere il colon in uno stato più equilibrato e favorire la consistenza delle feci. Nel caso di diarrea, è consigliabile mantenere un’adeguata idratazione, ridurre l’assunzione di fibre e evitare la crusca.

Una guida agli alimenti

  • Cereali: Pane, pasta, riso, crackers, ecc. derivati da segale, orzo, avena e grano integrale bianco senza glutine.
  • Pesce: Consumare pesce (fresco o surgelato) almeno tre volte a settimana. Preferire cucinature alla griglia, al vapore, arrosto o al forno senza l’uso eccessivo di condimenti fritti.
  • Carne: Scegliere tagli magri e privi di grasso visibile, come manzo, vitello, vitellone, pollo, coniglio, tacchino, lonza di maiale e cavallo. Prediligere cotture alla griglia, arrosto, bollitura, al forno o in umido, evitando l’uso eccessivo di condimenti fritti.
  • Latticini: Consumare latticini freschi e yogurt, preferibilmente integrati con probiotici per favorire la salute della flora intestinale.
  • Formaggi: Optare per formaggi stagionati come il Grana Padano DOP. Il Grana Padano DOP, privo naturalmente di lattosio, può sostituire carne o uova e può essere consumato giornalmente grattugiato per insaporire primi piatti, minestre o passati di verdura.
  • Frutta: Consumare circa 2/3 frutti di medie dimensioni al giorno, preferibilmente con la buccia se commestibile e ben lavata. I kiwi, oltre a fornire fibre per riequilibrare l’intestino, possono potenziare l’azione delle fibre prebiotiche.
  • Verdure: Favorire verdure ricche in fibra grezza come carciofi, insalata, bieta. Scegliere verdure che contengono fruttoligosaccaridi (FOS) come asparagi, pomodoro, carote, porri, cicoria, poiché favoriscono una buona contrazione dell’intestino (peristalsi) e il transito intestinale.

Cosa evitare

Nel contesto della sindrome dell’intestino irritabile, sempre più frequentemente si suggerisce l’adozione di una dieta a basso contenuto di FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili). Questi rappresentano essenzialmente carboidrati a catena corta, come fruttosio, lattosio, fruttani e lattani, caratterizzati da uno scarso assorbimento intestinale e frequentemente associati a un aggravamento dei sintomi correlati al colon irritabile.

Tra gli alimenti spesso citati come potenziali trigger troviamo i latticini ad alto contenuto di lattosio, cibi ricchi di grassi e fritti, cibi piccanti, bevande gassate e caffeina. Anche alcuni vegetali, come cavoli, cipolle, aglio e legumi, possono causare disagio a chi soffre di colon irritabile. Allo stesso modo, cibi contenenti zuccheri artificiali o alcolici possono contribuire ai sintomi gastrointestinali.

È fondamentale sottolineare che l’individuazione di cibi da evitare deve essere basata sull’esperienza personale e, se necessario, supervisionata da un professionista della salute. L’adozione di un approccio di eliminazione graduale, guidato da un registro alimentare, può essere utile per identificare i cibi che possono scatenare o peggiorare i sintomi, consentendo così una gestione più efficace della sindrome del colon irritabile.

Trattamento contro sindrome dell’intestino irritabile

Non esiste una cura definitiva o un trattamento universale per la sindrome del colon irritabile. Tuttavia, evitando l’automedicazione e consultando un professionista medico con fiducia, è possibile identificare strategie personalizzate ed efficaci per gestire i disturbi. Un solido rapporto medico-paziente costituisce un elemento fondamentale dell’approccio terapeutico. Il trattamento è solitamente adattato in base ai sintomi predominanti e alla loro gravità. Di seguito alcuni consigli per il trattamento.

Attività fisica

L’attività fisica e il mantenimento di una buona forma fisica sono considerati elementi fondamentali per il benessere complessivo, sia fisico che mentale, di chi soffre di sindrome del colon irritabile. L’esercizio regolare non solo favorisce una migliore salute intestinale, ma contribuisce anche a ridurre lo stress, uno dei fattori che spesso aggrava i sintomi della condizione. Passeggiate, attività aerobiche moderate o persino pratiche come lo yoga possono essere benefiche nel promuovere un sano funzionamento intestinale e ridurre il disagio associato alla sindrome del colon irritabile.

Sonno

Il sonno è un altro aspetto spesso trascurato, ma cruciale nella gestione della sindrome del colon irritabile. Cattive abitudini di sonno, come l’insonnia o la mancanza di ore di sonno sufficienti, possono influenzare negativamente l’andamento dei sintomi gastrointestinali. Un riposo adeguato è fondamentale per il recupero e il mantenimento dell’equilibrio intestinale. Mantenere orari regolari per andare a letto e svegliarsi, creare un ambiente di sonno confortevole e ridurre l’esposizione a stimolanti prima di coricarsi, può contribuire significativamente al controllo dei sintomi.

Gestione dello stress

Lo stress svolge un ruolo chiave nella sindrome del colon irritabile, poiché può innescare spasmi intestinali e peggiorare il disagio addominale. La gestione dello stress è pertanto una componente essenziale della terapia. Tra le opzioni di gestione dello stress rientrano esercizi di riduzione dello stress, come la meditazione, terapie di rilassamento, sostegno psicologico, esercizio fisico regolare e strategie per cambiare le situazioni che causano stress.

Terapia farmacologica

La terapia farmacologica per la sindrome dell’intestino irritabile è spesso riservata ai casi in cui le modifiche dello stile di vita e altre strategie non abbiano fornito un adeguato sollievo dai sintomi. È importante sottolineare che qualsiasi approccio farmacologico dovrebbe essere attentamente valutato e prescritto sotto la supervisione diretta di un medico, considerando attentamente i potenziali benefici e rischi specifici per il paziente.

Uno dei gruppi di farmaci comunemente utilizzati per trattare questa condizione è rappresentato dagli antispastici. Questi farmaci agiscono riducendo i spasmi muscolari nel tratto intestinale, aiutando a alleviare il dolore addominale e migliorare la regolarità intestinale. I farmaci antidiarroici possono essere prescritti per gestire la diarrea associata alla sindrome dell’intestino irritabile. Questi farmaci lavorano rallentando il movimento intestinale e riducendo la frequenza delle evacuazioni. In caso di sintomi più legati al dolore e alla sensibilità viscerale, possono essere prescritti analgesici o farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per ridurre l’infiammazione e mitigare il disagio.

È fondamentale che la scelta del farmaco e la sua dose siano personalizzate in base alle esigenze specifiche di ciascun paziente, considerando attentamente i sintomi predominanti e le risposte individuali. Inoltre, la terapia farmacologica dovrebbe essere sempre integrata con un approccio globale che comprenda modifiche dello stile di vita, gestione dello stress e, se necessario, supporto psicologico. La consulenza regolare con il medico è cruciale per monitorare l’efficacia del trattamento e apportare eventuali modifiche necessarie.

Quando rivolgersi al medico?

È consigliabile consultare il medico se si manifestano una o più delle seguenti condizioni: se i sintomi sperimentati peggiorano nel tempo o diventano più intensi, se si osserva un aumento eccessivo della stanchezza, se i sintomi interferiscono con il normale riposo notturno, se si verifica una perdita di peso involontaria o una diminuzione dell’appetito, se il dolore persiste anche dopo l’evacuazione, se il dolore è localizzato in modo fisso e concentrato in una specifica zona, o se sono presenti tracce di sangue nelle feci. In tali circostanze, è consigliabile ricorrere alla consulenza del medico per una valutazione più approfondita e un piano di gestione adeguato.

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantire un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante.
Tutti i claims associati ai nostri prodotti sono ricavati da:
– DM 10 Agosto 2018 Preparati Vegetali
– Regolamento UE n. 432_2012 della Commissione
– Regolamento CE n. 1924_2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio

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